<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-260774386433283939</id><updated>2012-01-14T23:16:40.034-08:00</updated><title type='text'>Florautoctona</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://florautoctona.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Guido Sardella</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17105058038061094581</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://img100.imageshack.us/img100/9391/guidovo4.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>31</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-260774386433283939.post-145531197551045353</id><published>2012-01-14T23:11:00.000-08:00</published><updated>2012-01-14T23:16:40.053-08:00</updated><title type='text'>Consigli per la raccolta dei semi di Amelanchier ovalis.</title><content type='html'>a) Controllo della bontà del seme.&lt;br /&gt;b) Inconvenienti frequenti.&lt;br /&gt;c) Metodo di raccolta più pratico.&lt;br /&gt;d) Periodo.&lt;br /&gt;e) Vagliatura o pulitura.&lt;br /&gt;f) Conservazione del seme.&lt;br /&gt;g) Stratificazione del seme.&lt;br /&gt;h) Semina.&lt;br /&gt;i) Protezione della semina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;a) I frutti del pero corvino sono piccoli pomi di colore prima verde, poi blu opaco e infine blu scuro lucido a maturazione; una sana produzione di frutti si ha quando questi sono polposi e di ottimo sapore e aroma, e in tal caso automaticamente anche i semi sono validi; ogni pomo può contenere fino a 8 semi a granella, ma normalmente  solo la metà circa sono buoni e i rimanenti abortiti; i semi estratti dal frutto si immergono in acqua e confermano la loro bontà andando a fondo, mentre tutti quelli che galleggiano anche dopo rimescolamento sono vani.&lt;br /&gt;b) Come tutte le rosacee il pero corvino è sensibile a diverse malattie e parassiti; in presenza di evidenti attacchi di tali malattie o parassiti è meglio evitare di raccogliere seme; a maturazione completa svariati piccoli uccelli amano nutrirsi proprio dei semi, quindi occorre essere tempestivi nella raccolta.&lt;br /&gt;c) Sacco (o secchio) assicurato con un moschettone al cinturone consentono di raccogliere con ambo le mani, velocizzando le operazioni ed evitando di danneggiare le piante madri.&lt;br /&gt;d) Il pero corvino matura (normalmente male, soprattutto in annate siccitose) a quote collinari già a luglio, continua in media montagna ad agosto, e finisce in alta montagna a settembre; le raccolte migliori si fanno in montagna su versanti settentrionali.&lt;br /&gt;e) Pigiare i frutti maturi, magari ricavandone un buon succo, e poi immergere bucce e semi in acqua all’interno di un normale secchio; non più di un terzo del secchio deve essere occupato da bucce e semi, il resto acqua; centrifugare con un bastone e versare in un altro recipiente l’acqua con tutto ciò che galleggia; ripetere l’operazione fino a che nel secchio rimangono solo semi a fondo. Non sempre questa operazione riesce bene subito, e per facilitarla può essere utile lasciare il pastone di bucce e semi a riposare per qualche giorno in frigorifero.&lt;br /&gt;f) Il seme lasciato asciugare in luogo ombreggiato e ventilato si conserva per almeno 2 anni in luogo fresco fino al momento della semina.&lt;br /&gt;g) Non è necessaria nessuna stratificazione.&lt;br /&gt;h) E’ consigliabile seminarlo con substrato a prevalenza di torba scura da ottobre a dicembre. Vale sempre la regola che il seme di piccole dimensioni deve essere posto ad una profondità pari a circa il doppio della sua lunghezza. Nasce a inizio primavera, ma nel caso il substrato asciughi troppo nel periodo della germinazione, può cadere in dormienza e rimanervi fino all’anno successivo.&lt;br /&gt;i) Le seminiere devono essere protette dai roditori inanzitutto, ma anche da tutti gli altri animali.&lt;br /&gt;Attenzione: nel periodo che precede l’emergenza delle plantule e fino all’emissione delle prime foglie la specie è sensibile al mal del piede, una malattia fungina che fa marcire l’epicotile (praticamente il colletto della plantula); non annaffiare troppo onde evitare l’insorgere di tale grave inconveniente, e nel caso di precipitazioni eccessive ricoverare le seminiere al coperto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/260774386433283939-145531197551045353?l=florautoctona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://florautoctona.blogspot.com/feeds/145531197551045353/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2012/01/consigli-per-la-raccolta-dei-semi-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/145531197551045353'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/145531197551045353'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2012/01/consigli-per-la-raccolta-dei-semi-di.html' title='Consigli per la raccolta dei semi di Amelanchier ovalis.'/><author><name>enrico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02046389833972541915</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_UYbQdY7LKl8/SmO0_iFmnEI/AAAAAAAAABc/4SwNPYeL7oI/S220/Enrico+in+vivaio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-260774386433283939.post-3823237953367332658</id><published>2012-01-14T23:04:00.000-08:00</published><updated>2012-01-14T23:09:40.552-08:00</updated><title type='text'>Consigli per la raccolta dei semi dei generi Alnus e Betula.</title><content type='html'>Schede colturali; tabella per genere Alnus e Betula: Alnus glutinosa, Alnus incana e Betula alba.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;a) Controllo della bontà del seme.&lt;br /&gt;b) Inconvenienti frequenti.&lt;br /&gt;c) Metodo di raccolta più pratico.&lt;br /&gt;d) Periodo.&lt;br /&gt;e) Vagliatura o pulitura.&lt;br /&gt;f) Conservazione del seme.&lt;br /&gt;g) Stratificazione del seme.&lt;br /&gt;h) Semina.&lt;br /&gt;i) Protezione della semina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;a) I semi degli ontani e delle betulle sono tra i più piccoli ed è veramente difficile controllarne la vitalità ad occhio nudo; sono anche molto numerosi e nella gran quantità anche una percentuale scarsa di seme buono può portare un buon numero di piante. Normalmente quindi è sufficiente che le piante madri godano di buona salute e abbiano prodotto parecchi strobili portati a grappoli o amenti all’ascella delle foglie, senza anomalie, per poterli raccogliere senza problemi.&lt;br /&gt;b) Gli ontani e le betulle vanno soggetti ad annate di pasciona alternate ad annate di scarsa o nulla produzione; spesso quindi capita di non trovare frutti, soprattutto nelle annate siccitose.&lt;br /&gt;c) I semi si possono raccogliere sia per scrollatura con telo o rete ombreggiante al 90%, che per mungitura dei grappoli di piccoli strobili; il primo metodo è più adatto per ontano nero e betulla, il secondo per l’ontano bianco.&lt;br /&gt;d) La betulla si scrolla tra agosto e settembre con tempo asciutto e calma totale di vento; gli ontani si mungono ad ottobre o si scrollano, sempre con asciutto e calma, a novembre.&lt;br /&gt;e) La separazione degli strobili degli ontani dai semi si ottiene per essiccazione in luogo asciutto e fresco, e la separazione del seme e molto semplice ed agevole con un vaglio adatto. Gli amenti delle betulle invece si sfaldano facilmente quando sono bene asciutti e praticamente si trasformano in seme sgranato; con un vaglio adatto poi si possono separare da eventuali impurità.&lt;br /&gt;f) Il seme pulito si conserva fino alla fine dell’inverno in luogo asciutto fresco e buio; si mantiene valido anche per più anni in refrigerazione.&lt;br /&gt;g) Stratificazione non necessaria.&lt;br /&gt;h) La semina si effettua a fine inverno o inizio primavera su un substrato composto del 20 o 25%  di sabbia naturale e il rimanente di torba scura o terriccio che ne contenga almeno il 50%. E’ molto importante tenere bagnate e parzialmente ombreggiate le seminiere.&lt;br /&gt;i) Importante dato che si opera con substrato bagnato, difendere le seminiere da lumache e limacce; anche l’oziorrinco è molto dannoso soprattutto verso gli ontani.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/260774386433283939-3823237953367332658?l=florautoctona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://florautoctona.blogspot.com/feeds/3823237953367332658/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2012/01/consigli-per-la-raccolta-dei-semi-dei.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/3823237953367332658'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/3823237953367332658'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2012/01/consigli-per-la-raccolta-dei-semi-dei.html' title='Consigli per la raccolta dei semi dei generi Alnus e Betula.'/><author><name>enrico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02046389833972541915</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_UYbQdY7LKl8/SmO0_iFmnEI/AAAAAAAAABc/4SwNPYeL7oI/S220/Enrico+in+vivaio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-260774386433283939.post-8816741379758183588</id><published>2011-12-30T11:41:00.000-08:00</published><updated>2011-12-30T11:48:42.958-08:00</updated><title type='text'>Consigli per la raccolta dei semi delle specie del Genere Acer.</title><content type='html'>a) Controllo della bontà del seme.&lt;br /&gt;b) Inconvenienti frequenti.&lt;br /&gt;c) Metodo di raccolta più pratico.&lt;br /&gt;d) Periodo.&lt;br /&gt;e) Vagliatura o pulitura.&lt;br /&gt;f) Conservazione del seme.&lt;br /&gt;g) Stratificazione del seme.&lt;br /&gt;h) Semina.&lt;br /&gt;i) Protezione della semina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Genere Acer: Acer campestre, Acer monspessulanum, Acer opalus, Acer platanoides, Acer pseudoplatanus.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;a) I semi di Acer platanoides e pseudoplatanus sono protetti da una buccia morbida e facilmente apribile anche con le unghie; quelli di Acer campestre, monspessulanum e opalus sono contenuti da un nocciolo secco e duro, il quale per essere aperto richiede l’uso di una pinza; i frutti degli aceri portati a coppie unite prima della dispersione e completati da un’ala per ogni nocciolo si chiamano di-samare. Il seme di colore verde vivo, deve occupare il suo loculo nella di-samara ed essere inequivocabilmente fresco; in pratica i due dicotiledoni della futura plantula sono ripiegati insieme, e anziché essere bianchi sono già verdi sebbene il loculo sia perfettamente chiuso.&lt;br /&gt;b) All’interno del loculo è possibile trovare larve di curculionidi specifici del genere; è anche possibile trovare l’embrione abortito o il loculo vuoto.&lt;br /&gt;c) Scrollatura con rete sottostante con tempo asciutto e calma o brezza leggera.&lt;br /&gt;d) I periodi sono ottobre per Acer monspessulanum, platanoides, pseudoplatanus e novembre per Acer campestre, opalus. In zone particolarmente riparate dai venti si può arrivare a tardare anche un mese. Ad ogni modo non conviene raccogliere prima che le foglie siano completamente appassite e almeno in gran parte cadute, e nemmeno con tempo umido/bagnato perché i semi non si staccano.&lt;br /&gt;e) Con vagli appositi o anche di fortuna (molte casse per ortofrutta sono vagli già fatti) si possono facilmente separare le samare da foglie, rametti secchi e altre impurità. Non è possibile separare le samare vane da quelle  contenenti i semi senza aver disalato la samara.&lt;br /&gt;f) Le samare si possono conservare asciutte in luogo chiuso, fresco e riparato dalla luce per dodici mesi e non oltre.&lt;br /&gt;g) Solo per le samare di Acer campestre e opalus si può stratificare il seme per 10 mesi partendo da febbraio, soprattutto nel caso in cui la raccolta sia stata fatta a dicembre: a quel punto infatti non è detto che una semina immediata dia luogo ad una buona nascita nella primavera successiva, ma a due nascite nelle due primavere successive. Durante la stratificazione il seme deve essere protetto dai topi campagnoli (Apodemus sylvaticus).&lt;br /&gt;h) La semina si esegue entro fine anno in terra o in semenzaio all’aperto; per ottenere una buona nascita conviene mantenere bagnato il substrato o terreno soprattutto in caso d’inverno siccitoso. Tutte le specie del genere Acer danno buoni risultati se seminate in terra, e reagiscono bene alle successive operazioni di cavatura e trapianto a radice nuda. Attenzione! I semi di A. platanoides seminati all’inizio dell’autunno tendono a germinare subito; per evitare ciò ritardare la semina fino all’inverno.&lt;br /&gt;i) Durante il periodo invernale la semina di ogni specie del genere Acer deve essere protetta dal topo campagnolo (Apodemus sylvaticus), soprattutto in semenzaio, con appositi ostacoli meccanici invalicabili.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/260774386433283939-8816741379758183588?l=florautoctona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://florautoctona.blogspot.com/feeds/8816741379758183588/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2011/12/consigli-per-la-raccolta-dei-semi-delle.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/8816741379758183588'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/8816741379758183588'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2011/12/consigli-per-la-raccolta-dei-semi-delle.html' title='Consigli per la raccolta dei semi delle specie del Genere Acer.'/><author><name>enrico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02046389833972541915</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_UYbQdY7LKl8/SmO0_iFmnEI/AAAAAAAAABc/4SwNPYeL7oI/S220/Enrico+in+vivaio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-260774386433283939.post-7265485989878306567</id><published>2011-12-30T11:25:00.000-08:00</published><updated>2011-12-30T11:37:28.099-08:00</updated><title type='text'>Etica del raccogliere semi.</title><content type='html'>Etica del raccogliere semi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Senza soffermarci sulle normative vigenti che potete consultare sui siti degli Enti Preposti, voglio ricordare solo alcune regole fondamentali alle quali sempre coloro che si accingono ad intraprendere un attività di raccoglitore, dovrebbero attenersi.&lt;br /&gt;Una volta individuate le piante madri della specie che vi interessa dovete:&lt;br /&gt;- Per prima cosa rintracciare il proprietario e chiedere l’autorizzazione a raccogliere.&lt;br /&gt;- Considerare che l’entità del raccolto deve essere trascurabile rispetto alla produzione di seme nell’area soggetta alla raccolta, perché non deve essere minimamente compromessa la capacità di rinnovamento, e , non meno importante, in molti casi anche la fauna ha diritto a nutrirsi dei frutti o semi che state raccogliendo.&lt;br /&gt;- In ogni caso, preservare le piante madri anche a costo di non effettuare la raccolta: non ha senso danneggiare, tagliare o abbattere le piante madri con il solo scopo di facilitare la raccolta. Chi raccoglie, col tempo impara che le piante madri sono piante particolarmente preziose, perchè spesso sono sempre le medesime a produrre e consentire la raccolta di seme di buona qualità.&lt;br /&gt;- Se volete o dovete raccogliere semi di specie rare, evitate assolutamente di raccogliere da individui isolati o popolamenti deboli e marginali: cercate sempre popolamenti forti e in buona salute e anche in questo caso, a maggior ragione, limitate al massimo la quantità raccolta.&lt;br /&gt;- Raccogliere in natura è principalmente una questione di fortuna in quanto i fattori che determinano stagioni di buon raccolto sono molteplici e prevalentemente non controllabili; per il raccoglitore, è fondamentale considerare ed accettare questo fatto. Se la fortuna vi assiste, assieme al raccolto la pianta vi trasferisce anche le proprie possibilità riproduttive e da quel momento è vostro preciso dovere non lasciare nulla al caso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/260774386433283939-7265485989878306567?l=florautoctona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://florautoctona.blogspot.com/feeds/7265485989878306567/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2011/12/etica-del-raccogliere-semi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/7265485989878306567'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/7265485989878306567'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2011/12/etica-del-raccogliere-semi.html' title='Etica del raccogliere semi.'/><author><name>enrico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02046389833972541915</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_UYbQdY7LKl8/SmO0_iFmnEI/AAAAAAAAABc/4SwNPYeL7oI/S220/Enrico+in+vivaio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-260774386433283939.post-7962104772937972653</id><published>2011-07-30T03:37:00.000-07:00</published><updated>2011-07-30T04:17:47.842-07:00</updated><title type='text'>Sorbo domestico (Sorbus domestica)</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Considero questa specie tra le più importanti, se non la più importante, di quelle che allignano nella nostra regione; se è vero che una volta esistevano razze bovine dalla triplice attitudine (da latte, da carne e da lavoro), anche il sorbo domestico tra le piante evidenzia almeno tre importanti peculiarità: produce frutti dal sapore unico e diverso da tutte le altre rosacee, produce un legname diritto di grande pregio e un tempo utilizzato in particolare per la costruzione dei tavoli, è anche una splendida pianta col suo portamento slanciato e la chioma rada che non ombreggia mai troppo: in maggio compare la fioritura bianco-crema in corimbi, e all'autunno le piante che non hanno fruttificato vi risarciscono regalandovi una splendida colorazione dal giallo, all'arancio, al rosso.&lt;br /&gt;Trattasi anche di una specie molto rustica e longeva, adattabile e resistente alle avversità climatiche, che dà il meglio in corrispondenza delle annate siccitose; le fruttificazioni più copiose e sane infatti normalmente avvengono nelle estati più calde e asciutte, mentre le mancate fruttificazioni o l'insorgere di patologie fungine o batteriche si manifestano nelle primavere troppo umide e piovose con sbalzi di temperatura bruschi. Si adatta bene ad ogni tipo di terreno, con preferenza per quelli argillosi; ovviamente sui terreni più freschi e fertili dà risultati migliori che non su quelli poveri e aridi dove comunque resiste bene; spesso lo si trova splendido e rigoglioso anche spontaneo nei boschi di cerro e roverella, e spesso veniva accompagnato al castagneto da frutto: non a caso le proprietà dei suoi frutti di migliorare la nostra digestione compensano quelle delle castagne che notoriamente l'appesantiscono.&lt;br /&gt;Nessun uso è precluso a questa specie che sebbene porti l'aggettivo "domestica" è una specie selvatica, e nel selvatico possiamo trovare tutta la variabilità di frutti che i frutticoltori innestano a volte anche sul biancospino (pratica scorretta, sempre meglio innestare sul sorbo stesso); anche la coltivazione per i frutti e per il legname è più che consigliabile e non richiede particolari cure, se non la spalcatura nel secondo caso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/260774386433283939-7962104772937972653?l=florautoctona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://florautoctona.blogspot.com/feeds/7962104772937972653/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2011/07/sorbo-domestico-sorbus-domestica.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/7962104772937972653'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/7962104772937972653'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2011/07/sorbo-domestico-sorbus-domestica.html' title='Sorbo domestico (Sorbus domestica)'/><author><name>enrico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02046389833972541915</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_UYbQdY7LKl8/SmO0_iFmnEI/AAAAAAAAABc/4SwNPYeL7oI/S220/Enrico+in+vivaio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-260774386433283939.post-1190749471159057986</id><published>2011-06-27T04:23:00.000-07:00</published><updated>2011-06-27T04:52:01.876-07:00</updated><title type='text'>Acer monspessulanum; Acero minore</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-U9X_lMsPdk0/TghuxMi7bqI/AAAAAAAAAHo/kFQxt-ux2po/s1600/acer%2Bmonspessulanum%2Bm.chiodolo.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 240px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-U9X_lMsPdk0/TghuxMi7bqI/AAAAAAAAAHo/kFQxt-ux2po/s320/acer%2Bmonspessulanum%2Bm.chiodolo.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5622865926232436386" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-9KFagHgEVmA/TghuNVb1oUI/AAAAAAAAAHg/LjhisIjDxcQ/s1600/foglie%2Bacer%2Bmonspessulanum.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-9KFagHgEVmA/TghuNVb1oUI/AAAAAAAAAHg/LjhisIjDxcQ/s320/foglie%2Bacer%2Bmonspessulanum.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5622865310143324482" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dedico uno spazio a questa specie poco conosciuta e spesso confusa con l'acero campestre; si tratta dell'acero più tipico della macchia meditarrenea della penisola, presente anche se spesso non comune in tutte le regioni.&lt;br /&gt;Le sue caratteristiche di estrema rusticità e resistenza agli estremi climatici lo rendono adatto ad essere impiegato in molte situazioni, ed in particolare in tutte quelle con terreni poveri aridi e superficiali, dal livello del mare fino a 1000mslm.&lt;br /&gt;La sua crescita lenta e le sue modeste dimensioni nonostante la longevità, la sua robustezza e il fitto fogliame minuto, rivelano la sua adattabilità anche come specie ornamentale da impiegare soprattutto in spazi ridotti anche in aree urbane; non produce frutti eduli ovviamente, ma non necessita nemmeno di cure particolari non essendo soggetto a patologie fitosanitarie ricorrenti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/260774386433283939-1190749471159057986?l=florautoctona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://florautoctona.blogspot.com/feeds/1190749471159057986/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2011/06/acer-monspessulanum-acero-minore.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/1190749471159057986'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/1190749471159057986'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2011/06/acer-monspessulanum-acero-minore.html' title='Acer monspessulanum; Acero minore'/><author><name>enrico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02046389833972541915</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_UYbQdY7LKl8/SmO0_iFmnEI/AAAAAAAAABc/4SwNPYeL7oI/S220/Enrico+in+vivaio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-U9X_lMsPdk0/TghuxMi7bqI/AAAAAAAAAHo/kFQxt-ux2po/s72-c/acer%2Bmonspessulanum%2Bm.chiodolo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-260774386433283939.post-4274338079373737176</id><published>2011-05-17T08:40:00.000-07:00</published><updated>2011-05-17T09:07:33.567-07:00</updated><title type='text'>Il genere Tilia.</title><content type='html'>Sono 2 le specie di Tiglio spontanee sull'Appennino Settentrionale: il Tiglio volgare o europeo (&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Tilia x vulgaris&lt;/span&gt;)e il Tiglio selvatico (&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Tilia cordata&lt;/span&gt;).&lt;br /&gt;Entrambe sono poco diffuse, anzi il tiglio selvatico è proprio raro, e di conseguenza poco conosciute; noi stessi abbiamo imparato qualcosa di più riguardo a loro coltivandole, e ciò che ci ha sorpreso di più è che si tratta di specie rustiche e resistenti, ossia dure a morire; la prima domanda che ci siamo posti è: se sono così rustiche e tenaci come mai sono così poco diffuse se non addirittura rare?&lt;br /&gt;Seconda considerazione: la loro coltivazione non è proprio facile, il Tiglio selvatico nasce abbastanza bene e con buone percentuali anche di sopravvivenza, mentre il Tiglio volgare può rimanere dormiente per più anni (abbiamo osservato fino a quattro anni di dormienza) e nascere con basse percentuali e buona sopravvivenza.&lt;br /&gt;E' molto importante proteggere il seme dai roditori, i quali probabilmente incideranno molto anche sulla mancata dispersione e sul mancato successo riproduttivo del seme in natura.&lt;br /&gt;Una volta superate le prime fasi dello sviluppo le piante crescono senza problemi, non hanno particolari esigenze e nella messa a dimora si adattano bene ai versanti settentrionali più freschi, il selvatico a quote collinari e basso montane, il volgare nella media montagna fino a 1500 mslm.&lt;br /&gt;Terza considerazione: se sono vere le prime due, perchè per l'utilizzo ornamentale le nostre due specie non sono quasi mai prese in considerazione e si ricorre sempre a specie alloctone?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/260774386433283939-4274338079373737176?l=florautoctona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://florautoctona.blogspot.com/feeds/4274338079373737176/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2011/05/il-genere-tilia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/4274338079373737176'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/4274338079373737176'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2011/05/il-genere-tilia.html' title='Il genere Tilia.'/><author><name>enrico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02046389833972541915</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_UYbQdY7LKl8/SmO0_iFmnEI/AAAAAAAAABc/4SwNPYeL7oI/S220/Enrico+in+vivaio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-260774386433283939.post-7712502487331335496</id><published>2011-04-23T00:04:00.000-07:00</published><updated>2011-04-23T09:48:56.436-07:00</updated><title type='text'>Pero corvino (Amelanchier ovalis)</title><content type='html'>Ecco alcune immagini di un frutteto con pero corvino e ribes rosso che abbiamo realizzato 10 anni fa in un nostro terreno esposto a nord/nord-est.&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-VnyHH8Qq1aI/TbJ8Fc66XsI/AAAAAAAAAGk/0WRZyhRTTpA/s1600/Amelanchier%2Bovalis%2BMZ%2B001.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 240px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-VnyHH8Qq1aI/TbJ8Fc66XsI/AAAAAAAAAGk/0WRZyhRTTpA/s320/Amelanchier%2Bovalis%2BMZ%2B001.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5598673719879425730" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-q7b5UvpNwOs/TbJ70ucl7KI/AAAAAAAAAGc/_93ws8QDI4E/s1600/Amelanchier%2Bovalis%2BMZ%2B002.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 240px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-q7b5UvpNwOs/TbJ70ucl7KI/AAAAAAAAAGc/_93ws8QDI4E/s320/Amelanchier%2Bovalis%2BMZ%2B002.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5598673432526318754" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-SpIsCz6oLXU/TbJ7mYj9YgI/AAAAAAAAAGU/CkdNd_WPFi0/s1600/Amelanchier%2Bovalis%2BMZ%2B009.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-SpIsCz6oLXU/TbJ7mYj9YgI/AAAAAAAAAGU/CkdNd_WPFi0/s320/Amelanchier%2Bovalis%2BMZ%2B009.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5598673186133467650" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-1sl-8xE6rHs/TbJ7D2ON-RI/AAAAAAAAAGM/UHW8UD5EXds/s1600/Amelanchier%2Bovalis%2BMZ%2B012.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-1sl-8xE6rHs/TbJ7D2ON-RI/AAAAAAAAAGM/UHW8UD5EXds/s320/Amelanchier%2Bovalis%2BMZ%2B012.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5598672592799922450" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il pero corvino rappresenta un'ottima soluzione per terreni poveri, aridi e ventosi; in questo caso è emerso anche che lepri e caprioli non ne sono particolarmente ghiotti, tanto che alla fine il ribes rosso è risultato più danneggiato, però anche dalle arvicole.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/260774386433283939-7712502487331335496?l=florautoctona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://florautoctona.blogspot.com/feeds/7712502487331335496/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2011/04/pero-corvino-amelanchier-ovalis.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/7712502487331335496'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/7712502487331335496'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2011/04/pero-corvino-amelanchier-ovalis.html' title='Pero corvino (Amelanchier ovalis)'/><author><name>enrico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02046389833972541915</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_UYbQdY7LKl8/SmO0_iFmnEI/AAAAAAAAABc/4SwNPYeL7oI/S220/Enrico+in+vivaio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-VnyHH8Qq1aI/TbJ8Fc66XsI/AAAAAAAAAGk/0WRZyhRTTpA/s72-c/Amelanchier%2Bovalis%2BMZ%2B001.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-260774386433283939.post-6543860082555438053</id><published>2011-04-14T03:13:00.000-07:00</published><updated>2011-04-14T03:50:25.128-07:00</updated><title type='text'>Anomalie climatiche.</title><content type='html'>Anche il vivaismo, come tutte le attività del settore agricolo, è molto esposto alle bizze del clima e i rischi di insuccesso nelle coltivazioni forestali sono sempre elevati.&lt;br /&gt;La nevicata con annessa irruzione di aria gelida che si verificò nel marzo 2010 ha lasciato il segno: alcune semine che avevamo già eseguito ed esposto all'aperto di specie mediterranee e non, sono andate completamente perse, e tra queste in particolare &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Asparagus acutifolius, Phyllirea Latifolia e Prunus Avium&lt;/span&gt;; forse per motivi diversi non è nato nulla di  semine, anche abbondanti, di tre specie montane come &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Daphne mezereum e Rhamnus&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style:italic;"&gt;alpinus e Lonicera xylosteum&lt;/span&gt;, la prima particolarmente ostica, ma le altre due invece facili.&lt;br /&gt;Per contro sono riuscite bene due semine alle quali tenevamo particolarmente: Lonicera etrusca (è stata la prima volta che la semina è riuscita bene) e Pistacia Terebinthus; di queste e di altre specie come Ribes petraeum e Amelanchier ovalis avremo nuove piantine quest'autunno.&lt;br /&gt;Dopo un inverno non particolarmente freddo, ma lungo e con frequenti precipitazioni, anche questa prima metà di aprile 2011 ci ha riservato un andamento particolarmente sgradito, con temperature elevate, ventilazione continua seppur a regime di brezza e totale mancanza di precipitazioni; abbiamo iniziato ad irrigare ai primi d'aprile, un mese prima rispetto alla norma, due mesi prima rispetto all'anno scorso; oggi fortunatamente piove ed è ritornata la neve sopra 1300 mslm e questo dovrebbe aiutare le nascite che sono in corso e sembrano regolari salvo un ritardo di due/tre settimane.&lt;br /&gt;L'inverno appena trascorso ha comunque dato il colpo di grazia ad alcune specie che erano uscite malconce da quello precedente e tra queste diverse Leguminose; non rifaranno mai più le foglie anche molte cerrosughere e aceri opali per i quali avevamo adoperato un substrato inappropriato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/260774386433283939-6543860082555438053?l=florautoctona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://florautoctona.blogspot.com/feeds/6543860082555438053/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2011/04/anomalie-climatiche.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/6543860082555438053'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/6543860082555438053'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2011/04/anomalie-climatiche.html' title='Anomalie climatiche.'/><author><name>enrico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02046389833972541915</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_UYbQdY7LKl8/SmO0_iFmnEI/AAAAAAAAABc/4SwNPYeL7oI/S220/Enrico+in+vivaio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-260774386433283939.post-3601666317989679576</id><published>2011-03-03T08:27:00.000-08:00</published><updated>2011-03-04T08:33:23.229-08:00</updated><title type='text'>Il genere Ulmus.</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-ISNrV8EmW2s/TXET9_Zp_GI/AAAAAAAAAGE/ELAskrcA9jU/s1600/ulmus%2Bglabra%2BG.torsello.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 209px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-ISNrV8EmW2s/TXET9_Zp_GI/AAAAAAAAAGE/ELAskrcA9jU/s320/ulmus%2Bglabra%2BG.torsello.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5580263369000746082" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Un olmo montano in Val Bratica qualche anno fa; ora è seccato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se non fosse per il fatto che una terribile malattia li ha quasi estinti, come nel caso dell'olmo montano, o in gran parte ridotti a miseri cespugliamenti semi rinsecchiti come nel caso dell'olmo campestre, gli olmi sarebbero ancora una delle nostre specie più importanti, e occuperebbero da par loro gli spazi che gli spettano nei nostri boschi collinari e montani.&lt;br /&gt;La grafiosi (&lt;span style="font-style:italic;"&gt;ophiostoma graphius-ulmi&lt;/span&gt;) è una malattia fungina trasmessa da insetti scolitidi, che si sviluppa negli olmi quando questi sono nel pieno del loro sviluppo, e li secca nel giro di uno o due anni; quanto più un'olmo è ben sviluppato e cresce rapidamente, tanto più è facile che questo fungo, che a sua volta si sviluppa bene nelle lunghe ramificazioni, infetti la pianta; l'epidemia di grafiosi ha iniziato a manifestarsi nel XX° secolo, e le cause che l'hanno scatenata non sono ben chiare: si pensa comunque che una prima forma meno virulenta sia arrivata dal continente asiatico a quello europeo intorno agli anni venti, dove è stata descritta per la prima volta in Olanda; dal continente europeo è approdata al continente nordamericano circa vent'anni dopo, e dopo altri venticinque trenta anni e riapprodata al continente europeo da quello americano, con una forma molto più virulenta e dannosa che ha causato verso la fine degli anni '60 la morte di milioni di piante in tutta europa, e tra queste la quasi totalità di quelle più annose e rappresentative. Chi può smentirmi però se dico che anche il forte aumento dell'inquinamento dalla seconda guerra mondiale in poi ha senz'altro contribuito ad indebolire la tenacia degli olmi e di molte altre specie, favorendo l'insorgere di queste malattie delle piante?&lt;br /&gt;Nell'Italia settentrionale, le specie di olmo presenti sono 2, entrambe molto sensibili alla malattia: l'olmo campestre (&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ulmus minor&lt;/span&gt;) e l'olmo montano (&lt;span style="font-style:italic;"&gt;ulmus glabra&lt;/span&gt;). La prima caratteristica e ancora piuttosto frequente nella pianura e nelle zone collinari predilige terreni fertili e profondi, prevalentemente argillosi; la seconda tipica invece delle foreste montane occupa le zone lasciate libere dal faggio e in particolare i versanti settentrionali su suoli pietrosi; nell'Appennino settentrionale l'olmo montano è sopravvissuto in pochissime stazioni con le suddette caratteristiche, ed è veramente difficile incontrarne. La Val Bratica e la Val Parma sono le zone di mia conoscenza con la presenza più cospicua: si tratta comunque di alcune stazioni isolate con pochissime unità ciascuna dove ancora negli ultimi anni sono morte delle piante. A Grammatica ho parlato con un anziano che descriveva la specie come abbondante ancora nel dopoguerra, ricordando anche i particolari usi del suo legname pregiato.&lt;br /&gt;Entrambe le specie comunque non sono ancora state definitivamente sconfitte dalla grafiosi, e di entrambe si possono ancora trovare esemplari isolati di notevoli dimensioni che sembrano essere immuni; entrambe le specie, anche nei loro esemplari più malconci sono in grado di produrre un gran numero di semi dai quali nascono nuove piante vigorose, anche se quelli dell'olmo montano dell'Appennino manifestano una scarsa vitalità; io ho deciso già da molti anni di aiutare gli olmi a resistere, e lo scorso anno 3 degli olmi montani che avevo piantato oltre dieci anni fa sono seccati; è stata una delusione,ho provveduto al loro abbattimento e smaltimento del legno infetto nel minor tempo possibile anche se nella mia zona gli olmi campestri secchi sono presenti in molti posti e pochi provvedono a toglierli.&lt;br /&gt;Se avete terreni in media montagna in versanti settentrionali, ricordatevi anche voi dell'olmo montano.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/260774386433283939-3601666317989679576?l=florautoctona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://florautoctona.blogspot.com/feeds/3601666317989679576/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2011/03/il-genere-ulmus.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/3601666317989679576'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/3601666317989679576'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2011/03/il-genere-ulmus.html' title='Il genere Ulmus.'/><author><name>enrico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02046389833972541915</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_UYbQdY7LKl8/SmO0_iFmnEI/AAAAAAAAABc/4SwNPYeL7oI/S220/Enrico+in+vivaio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-ISNrV8EmW2s/TXET9_Zp_GI/AAAAAAAAAGE/ELAskrcA9jU/s72-c/ulmus%2Bglabra%2BG.torsello.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-260774386433283939.post-754513690063021588</id><published>2011-03-01T08:43:00.000-08:00</published><updated>2011-03-02T02:36:13.120-08:00</updated><title type='text'>Fraxinus oxycarpa (Frassino meridionale o ossifillo o di pianura).</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-awiIzP_Pcmw/TW4c2OxX6hI/AAAAAAAAAF8/_J_7HLwtaSo/s1600/danni%2Bsu%2Bfrassino%2B006.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-awiIzP_Pcmw/TW4c2OxX6hI/AAAAAAAAAF8/_J_7HLwtaSo/s320/danni%2Bsu%2Bfrassino%2B006.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5579428706362321426" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-EVVb-xETwMQ/TW4cfiQTLLI/AAAAAAAAAF0/og6TueeuXxw/s1600/danni%2Bsu%2Bfrassino%2B002.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-EVVb-xETwMQ/TW4cfiQTLLI/AAAAAAAAAF0/og6TueeuXxw/s320/danni%2Bsu%2Bfrassino%2B002.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5579428316455316658" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Foto sopra: un frassino meridionale defogliato; sotto: la frenetica attività dei cantaridi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi è sempre molto piaciuta questa specie, come del resto anche gli altri frassini; delle nostre 3 specie è quella che più si adatta ai terreni asfittici, e come gli altri frassini è molto rustico e adattabile, tanto da poter essere tranquillamente utilizzato in situazioni estreme come i rimboschimenti su terreni argillosi franosi.&lt;br /&gt;Infatti in  alcuni rimboschimenti del dopoguerra fatti su terreni argillosi  principalmente con &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Pinus nigra&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Pinus sylvestris&lt;/span&gt; venivano introdotti anche dei &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Fraxinus oxycarpa&lt;/span&gt;, la progenie dei quali ora a distanza di oltre cinquant'anni sta pian piano sostituendo i pini neri austriaci che molto hanno sofferto per le infestazioni di processionaria e le forti siccità a partire dal 2003 in poi.&lt;br /&gt;E' anche un albero che ben caratterizza determinate consociazioni forestali della collina Emiliana dove lo si ritrova all'interno dei cerreti a quote non superiori a 500/600 metri sul livello del mare spesso accompagnato da &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Malus florentina&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Tilia cordata&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Ho sempre consigliato di mettere questa specie anche perchè, come gli altri frassini, non dà problemi d'alcun tipo compresi quelli di carattere fitosanitario; negli ultimi anni però anche nella nostra zona, ha fatto la sua comparsa un coleottero mieloide, tanto bello quanto indesiderato: la &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Lytta vesicatoria,&lt;/span&gt; in italiano cantaride; questi insetti si nutrono esclusivamente delle foglie di frassino meridionale o maggiore verso la fine della primavera; iniziano a consumare intere piante partendo dall'alto e impiegandoci alcuni giorni; le piante rimangono completamente defogliate, e alla loro base gli escrementi emanano un odore sgradevole, per cui anche le sue peculiarità ornamentali vengono meno; le piante poi non riescono a rimettere il fogliame perduto nell'arco della stagione, per cui anche la loro crescita risulta ridotta; se poi hanno allegato semi accade che questi rimangano tutti vani.&lt;br /&gt;Le infestazioni di questi insetti riguardano singole piante per volta, e non si ripresentano regolarmente ad ogni stagione sulle stesse piante.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/260774386433283939-754513690063021588?l=florautoctona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://florautoctona.blogspot.com/feeds/754513690063021588/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2011/03/fraxinus-oxycarpa-frassino-meridionale.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/754513690063021588'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/754513690063021588'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2011/03/fraxinus-oxycarpa-frassino-meridionale.html' title='Fraxinus oxycarpa (Frassino meridionale o ossifillo o di pianura).'/><author><name>enrico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02046389833972541915</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_UYbQdY7LKl8/SmO0_iFmnEI/AAAAAAAAABc/4SwNPYeL7oI/S220/Enrico+in+vivaio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-awiIzP_Pcmw/TW4c2OxX6hI/AAAAAAAAAF8/_J_7HLwtaSo/s72-c/danni%2Bsu%2Bfrassino%2B006.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-260774386433283939.post-4307111475806261873</id><published>2011-02-16T04:32:00.000-08:00</published><updated>2011-02-27T05:21:13.118-08:00</updated><title type='text'>Impianto di filari misti con specie fruttifere.</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-CJwI5W0M0aE/TWpO5IMoYWI/AAAAAAAAAFc/OsaNkpgIwPQ/s1600/Melo%2BCalvilla%2Bcon%2BGinepro.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-CJwI5W0M0aE/TWpO5IMoYWI/AAAAAAAAAFc/OsaNkpgIwPQ/s320/Melo%2BCalvilla%2Bcon%2BGinepro.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5578357831811752290" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella foto: un melo Calvilla Bianca innestato direttamente su selvatico a dimora, e accompagnato a un ginepro (innesto di 5 anni).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella nostra piccola azienda, su terreni poveri e marginali, caratterizzati da bruschi cambi di pendenza, versante e tipo di terreno abbiamo ripristinato vecchie piantate e soprattutto ne abbiamo create di nuove.&lt;br /&gt;Nell'impianto di queste abbiamo scelto di rispettare almeno 10m sulla fila tra gli alberi da frutto principali, almeno 5m tra gli alberelli o i grandi cespugli, almeno 2m tra i cespugli e 0,5 - 1m tra le specie a portamento suffruticoso.Per agevolare e razionalizzare le lavorazioni coi mezzi agricoli, tutte le file sono state disposte parallelamente tra di loro e il più possibile vicine alla linea di massima pendenza; la distanza minima tra le file 20m, coltivati a ortaggi, cereali, leguminose. &lt;br /&gt;Questo ci ha permesso di mettere numerose specie e varietà in promiscuità sfruttando poco spazio, e tenendo distanti tra di loro gli alberi appartenenti allo stesso genere e specie; osservando poi l'andamento del terreno, la sua composizione e la sua esposizione abbiamo deciso, posta per posta, quale poteva essere la specie più adatta da mettere a dimora.&lt;br /&gt;Sono stati considerati alberi principali da frutto: il melo, il pero, il sorbo domestico, il mandorlo, il fico e l'albicocco; le varietà di melo occupano circa il 50% delle poste, quelle di pero circa il 30%. Il ciliegio lo abbiamo ritenuto inadatto per l'inserimento nelle nostre piantate, e più congeniale come pianta isolata o al margine di boschi o impianti arboricoli forestali; allo stesso modo avremmo considerato noce e castagno se li avessimo utilizzati.&lt;br /&gt;Sono stati considerati alberelli o grandi cespugli da frutto: il nocciòlo, il corniolo, il nespolo, il pesco, il melo fiorentino e la vite abbinata ad un tutore vivo come acero minore od orniello.&lt;br /&gt;Sono stati considerati come cespugli i piccoli fruttiferi selvatici, che non hanno portamento invadente: i ribes, il melograno e in via sperimentale il pero corvino e l'asparago spinoso.&lt;br /&gt;Le specie aromatiche appartenenti alla famiglia delle Labiate, possono essere utili per colmare gli spazi vuoti sulla fila, anche perchè si sono confermate ottimi repellenti per lepri e caprioli.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/260774386433283939-4307111475806261873?l=florautoctona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://florautoctona.blogspot.com/feeds/4307111475806261873/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2011/02/impianto-di-filari-misti-con-specie.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/4307111475806261873'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/4307111475806261873'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2011/02/impianto-di-filari-misti-con-specie.html' title='Impianto di filari misti con specie fruttifere.'/><author><name>enrico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02046389833972541915</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_UYbQdY7LKl8/SmO0_iFmnEI/AAAAAAAAABc/4SwNPYeL7oI/S220/Enrico+in+vivaio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-CJwI5W0M0aE/TWpO5IMoYWI/AAAAAAAAAFc/OsaNkpgIwPQ/s72-c/Melo%2BCalvilla%2Bcon%2BGinepro.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-260774386433283939.post-7330397462611653270</id><published>2011-02-09T09:16:00.000-08:00</published><updated>2011-02-13T09:26:32.847-08:00</updated><title type='text'>Perchè mettere piante ?</title><content type='html'>Coi tempi che corrono e con la gente d'oggi abituata ad esigere tutto e subito, in nome del consumismo più sfrenato, cerchiamo di metterci nei panni dell'uomo o della donna qualunque, e se ci riusciamo, proviamo a chiederci perchè costoro dovrebbero mettere a dimora delle piante, e ci rispondiamo secondo le nostre reali convinzioni, sperando di trasferirle a qualcuno di voi.&lt;br /&gt;Ci sembra ormai evidente che coloro che hanno la possibilità di mettere piante per vari motivi e che quindi dispongono di superfici a tale scopo, non sono più solo agricoltori, latifondisti o benestanti dei ceti medio alti della società, ma anche medio piccolo borghesi che escono dalle città in cerca di nuove dimore in campagna e spesso le trovano con terreni annessi; spesso la prima impressione è che non abbiano un'idea precisa di come utilizzare il terreno; talvolta sembra che un misto di diffidenza e presunzione impedisca loro di acquisire o accettare consigli su cosa fare del terreno. Di fatto comnque, un terreno agricolo in mano a nuovi proprietari non agricoltori rischia di rimanere inutilizzato se prima era coltivato, o di essere definitivamente abbandonato se già era in corso d'abbandono. &lt;br /&gt;Se disponiamo dunque di una superficie agricola grande o piccola e non abbiamo intenzione di: fabbricarci sopra, lasciarla a disposizione di agricoltori, farci un impianto a pannelli fotovoltaici o altro che non lasci spazio ad attività o idee alternative, possiamo concordare che qualsiasi attività di prosecuzione o variazione di attività agricole e d'allevamento ammette o perlomeno non esclude completamente la possibilità di impiantare alberi e arbusti.&lt;br /&gt;Soprattutto se fossimo nei panni di giovani che vogliono iniziare a lavorare all'aria aperta traendoci inanzitutto prodotti per autoconsumo, e poi anche per la vendita, non trascureremmo assolutamente di mettere alberi da frutto dove è possibile, e altri alberi da legname pregiato, da legname da ardere e da lasciar crescere liberamente per migliorare il paesaggio dove non sia conveniente fare altro. Un giovane che pianta alberi lo fa soprattutto per sè, e nel corso della propria esistenza godrà dei risultati del proprio lavoro sotto ogni punto di vista, compresa la gratificazione derivante dalle conoscenze ed esperienze acquisite.&lt;br /&gt;Se fossimo invece un pò più avanti con gli anni (e in effetti un pò li siamo), il nostro piantare alberi sarebbe più un gesto nobile rivolto alle generazioni future e non strettamente alla nostra discendenza; se però lo facciamo e nel contempo non trasferiamo questa nostra passione ai giovani, il nostro operato potrebbe presto essere vanificato da chi è digiuno in materia botanica.&lt;br /&gt;Come dicevo in principio, al giorno d'oggi la gente corre di quà appresso alle proprie esigenze ed ambizioni, di là per il desiderio di evadere dalle numerose angherie che il vivere nella società moderna ci costringe a subire, e se avanza un pò di tempo, energia e denaro, sono veramente pochi coloro che scelgono di dedicarli alla forestazione, all'arboricoltura o alla frutticoltura; pochissimi se contiamo solo quelli che praticano tali attività in modo serio e corretto.&lt;br /&gt;Al contrario, sono molto numerosi invece quelli che si dedicano ad un giardinaggio prettamente ornamentale, il cui unico fine sembra l'ostentazione di un elevato tenore di vita, ma che da un punto di vista naturalistico ambientale non dice nulla, non caratterizza il territorio, e spesso comporta il ricorso ingiustificato all'uso di fitofarmaci che aggiunge solo inquinamento all'inquinamento.&lt;br /&gt;La possibilità di accedere a contributi della Comunità Europea per intraprendere opere di rimboschimento, arboricoltura e frutticoltura, sono state drasticamente ridotte negli ultimi anni,soprattutto nei territori montani (praticamente quelli che adesso franano a valle); molti interventi di rimboschimento realizzati nel dopoguerra avevano dato pessimi risultati, conseguenza questi di errori grossolani in fase di progettazione e realizzazione e di scarsa o nulla manutenzione; così l'erogazione degli unici contributi che sarebbe stato giusto continuare ad elargire è venuta meno, senza tener conto che chi lavora con le piante gode dei benefici che ne derivano in tempi lunghi o molto lunghi.&lt;br /&gt;Chi dunque è ancora così stupido da mettersi a piantare alberi, considerato tutto questo?  &lt;br /&gt;Dobbiamo infatti considerare l'idea che a molti appaia "stupido" o inconcludente impiegare il proprio tempo e denaro a mettere alberi piuttosto che edificare, aprire piste da sci, campi da calcio, costruire strade, parcheggi, centri commerciali...e dobbiamo accogliere questa istanza per dare una versione dei fatti alternativa; potremmo cominciare ad elencare tutti i buoni motivi e i vantaggi ecologici, economici, etici e olistici che derivano da una così semplice attività, ma nel fare questo rischieremmo di annoiare e non otteremmo l'effetto desiderato. &lt;br /&gt;Diciamo solo che restituire ai nostri alberi parte dello spazio che abbiamo loro sottratto, non sempre per validi e leciti motivi, significa tornare a sancire una alleanza che in passato è stata particolarmente proficua solo per il genere umano, il quale è debitore nei confronti non solo del mondo vegetale, ma di tutto il resto della biosfera;perchè ciò possa accadere è necessario aprire la propria mente e trovare lì lo spazio che vogliamo e possiamo condividere; in questa nuova alleanza il genere umano deve per forza rientrare come elemento bilanciante all'interno degli ecosistemi, pena la sua astrazione da essi e la conseguente inevitabile catastrofe.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/260774386433283939-7330397462611653270?l=florautoctona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://florautoctona.blogspot.com/feeds/7330397462611653270/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2011/02/perche-mettere-piante.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/7330397462611653270'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/7330397462611653270'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2011/02/perche-mettere-piante.html' title='Perchè mettere piante ?'/><author><name>enrico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02046389833972541915</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_UYbQdY7LKl8/SmO0_iFmnEI/AAAAAAAAABc/4SwNPYeL7oI/S220/Enrico+in+vivaio.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-260774386433283939.post-5666085236863792994</id><published>2010-12-05T01:57:00.000-08:00</published><updated>2011-02-09T09:16:30.848-08:00</updated><title type='text'>Tutori vivi e morti delle piante da frutto.</title><content type='html'>Nell'Appennino Emiliano, come in altre zone d'Italia, in questi ultimi quindici anni abbiamo avuto notevoli problemi a difendere le giovani piante appena messe a dimora, da una troppo elevata presenza di caprioli (&lt;span style="font-style:italic;"&gt;capreolus capreolus&lt;/span&gt;).&lt;br /&gt;I maggiori danni sono stati a carico delle piante da frutto innestate, e qui anche le lepri hanno fatto la loro parte.&lt;br /&gt;Il ricorso a reti metalliche e vari tipi di shelter che si trovano in commercio, oltre ad essere un costo non indifferente, non ha dato sempre risultati soddisfacenti, basti pensare che talvolta le reti con relativo robusto paletto di sostegno sono state completamente divelte, e in qualche caso non le abbiamo più ritrovate.&lt;br /&gt;Da buoni osservatori di ciò che accade in natura non abbiamo potuto fare a meno di notare che tutto ciò che cresce spontaneamente isolato è a forte rischio di scornamento e/o brucamento da parte degli ungulati, mentre laddove si formano macchie fitte e disordinate di vegetazione, i danni sono molto più contenuti.&lt;br /&gt;I danni poi sono praticamente nulli dove crescono specie spinose come ad esempio i comunissimi prugnoli (&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Prunus spinosa&lt;/span&gt;), i biancospini (&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Crataegus spp&lt;/span&gt;) e le rose selvatiche (&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Rosa canina&lt;/span&gt; in primis); anche alcune specie velenose o non appetite dai caprioli, crescono indisturbate: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Buxus sempervirens, Cornus mascula,Ilex aquifolium,&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Juniperus communis&lt;/span&gt; (solo scornato) e tutte le &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Rhamnacee&lt;/span&gt; non vengono consumate; notare bene che alcune specie notoriamente velenose per l'uomo e gli animali domestici come il &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Taxus&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style:italic;"&gt;baccata&lt;/span&gt;  e l'&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Euonymus europaeus&lt;/span&gt; rientrano invece tranquillamente nella dieta del capriolo.&lt;br /&gt;Constatato ciò abbiamo deciso di provare ad affiancare alle piante messe a dimora alcune specie cespugliose accompagnatorie spinose, velenose o inappetite; parallelamente abbiamo anche provato ad "infrascare" le piante da frutto con robuste ramaglie di robinia; sicuramente il risultato pratico ed estetico non è proprio il massimo (difficoltà a togliere le infestanti come la &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Clematis vitalba&lt;/span&gt; o anche solo a sfalciare l'erba), ma lo scopo di tenere i caprioli lontani a quanto pare è stato raggiunto !&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/260774386433283939-5666085236863792994?l=florautoctona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://florautoctona.blogspot.com/feeds/5666085236863792994/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2010/12/tutori-vivi-e-morti-delle-piante-da.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/5666085236863792994'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/5666085236863792994'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2010/12/tutori-vivi-e-morti-delle-piante-da.html' title='Tutori vivi e morti delle piante da frutto.'/><author><name>enrico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02046389833972541915</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_UYbQdY7LKl8/SmO0_iFmnEI/AAAAAAAAABc/4SwNPYeL7oI/S220/Enrico+in+vivaio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-260774386433283939.post-3488612809757607195</id><published>2010-12-01T02:07:00.001-08:00</published><updated>2011-02-27T08:37:34.923-08:00</updated><title type='text'>Progenie di Malus florentina.</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-Fp4PVilkRE4/TWp9gVDchwI/AAAAAAAAAFk/Irptzc9r0UI/s1600/malus%2Bflorentina%252C%2Bfiori.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 229px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-Fp4PVilkRE4/TWp9gVDchwI/AAAAAAAAAFk/Irptzc9r0UI/s320/malus%2Bflorentina%252C%2Bfiori.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5578409082812663554" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Nella foto: fiori e foglie di Malus florentina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono presenti in vivaio un discreto numero di giovani piantine di Melo fiorentino (Malus florentina), prevalentemente in vasi 7x7x18 e un pò anche nei 9x9x20, adatti soprattutto per coloro che amano attirare l'avifauna nei pressi della propria dimora.&lt;br /&gt;Le piccole sorbe prodotte da questa specie, sono commestibili ed hanno una polpa che quando ammezzisce prende un sapore unico (solo le sorbe del progenitore Sorbus torminalis si avvicinano a questo sapore); varie specie di piccoli uccelli invece preferiscono cibarsi dei piccoli semi a granella.&lt;br /&gt;Dopo almeno dieci anni di prove, possiamo affermare che questa specie ha un'adattabilità più che buona, anche se predilige terreni asfittici, neutri o subacidi.&lt;br /&gt;Origine del seme: Oasi dei Ghirardi e zone limitrofe.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/260774386433283939-3488612809757607195?l=florautoctona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://florautoctona.blogspot.com/feeds/3488612809757607195/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2010/12/progenie-di-malus-florentina_01.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/3488612809757607195'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/3488612809757607195'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2010/12/progenie-di-malus-florentina_01.html' title='Progenie di Malus florentina.'/><author><name>enrico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02046389833972541915</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_UYbQdY7LKl8/SmO0_iFmnEI/AAAAAAAAABc/4SwNPYeL7oI/S220/Enrico+in+vivaio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-Fp4PVilkRE4/TWp9gVDchwI/AAAAAAAAAFk/Irptzc9r0UI/s72-c/malus%2Bflorentina%252C%2Bfiori.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-260774386433283939.post-8701903009510630183</id><published>2010-11-29T12:58:00.000-08:00</published><updated>2010-11-29T13:06:26.264-08:00</updated><title type='text'>Progenie di Mespilus germanica.</title><content type='html'>Abbiamo una modesta quantità di Nespolo selvatico in vasi medio piccoli in attesa di essere messo a dimora; non è facile far nascere bene questa specie per cui anche disponendo di molto seme, abbiamo ottenuto sempre poche piante; una volta messo a dimora però dimostra una elevata adattabilità e in pochi anni inizia a fruttificare.&lt;br /&gt;Preferisce stazioni e terreni freschi e di solito fruttifica meglio in mezzombra.&lt;br /&gt;Origine del seme: Oasi dei Ghirardi e zone limitrofe.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/260774386433283939-8701903009510630183?l=florautoctona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://florautoctona.blogspot.com/feeds/8701903009510630183/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2010/11/progenie-di-mespilus-germanica.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/8701903009510630183'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/8701903009510630183'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2010/11/progenie-di-mespilus-germanica.html' title='Progenie di Mespilus germanica.'/><author><name>enrico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02046389833972541915</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_UYbQdY7LKl8/SmO0_iFmnEI/AAAAAAAAABc/4SwNPYeL7oI/S220/Enrico+in+vivaio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-260774386433283939.post-130899839712070539</id><published>2010-11-29T12:35:00.000-08:00</published><updated>2011-02-27T08:41:07.647-08:00</updated><title type='text'>Progenie di Cornus mascula.</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-9KzUDzum0q0/TWp-Yrl_QII/AAAAAAAAAFs/GHXD3qY5tdE/s1600/frutti%2Bdi%2Bcorniolo%2B003.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-9KzUDzum0q0/TWp-Yrl_QII/AAAAAAAAAFs/GHXD3qY5tdE/s320/frutti%2Bdi%2Bcorniolo%2B003.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5578410050935799938" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Nella foto: copiosa fruttificazione di Cornus mascula.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo a disposizione una discreta quantità di cornioli in vari tipi di vaso.&lt;br /&gt;Vi ricordo che questa specie piuttosto rustica fruttifica meglio in terreni adiacenti a piccoli corsi d'acqua e in mezzaluce.&lt;br /&gt;Origine del seme utilizzato: appennino parmense.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/260774386433283939-130899839712070539?l=florautoctona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://florautoctona.blogspot.com/feeds/130899839712070539/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2010/11/progenie-di-cornus-mascula.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/130899839712070539'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/130899839712070539'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2010/11/progenie-di-cornus-mascula.html' title='Progenie di Cornus mascula.'/><author><name>enrico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02046389833972541915</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_UYbQdY7LKl8/SmO0_iFmnEI/AAAAAAAAABc/4SwNPYeL7oI/S220/Enrico+in+vivaio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-9KzUDzum0q0/TWp-Yrl_QII/AAAAAAAAAFs/GHXD3qY5tdE/s72-c/frutti%2Bdi%2Bcorniolo%2B003.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-260774386433283939.post-3578866894792289398</id><published>2010-11-28T00:47:00.000-08:00</published><updated>2010-11-29T12:55:40.750-08:00</updated><title type='text'>Progenie di Ribes uva-crispa.</title><content type='html'>Quest'anno abbiamo una notevole quantità di uva spina (Ribes uva-crispa)in attesa di qualcuno a cui venga la buona idea di metterle a dimora; vi ricordo che si tratta di uno squisito piccolo frutto dal sapore somigliante a quello della fragola, difeso da una miriade di spine.&lt;br /&gt;La specie è spiccatamente nitrofila e particolarmente adatta ad essere coltivata.&lt;br /&gt;Origine del seme: appennino umbro-marchigiano; raccoglitore: il mitico Antonio "Vichingo" Moscetti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/260774386433283939-3578866894792289398?l=florautoctona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://florautoctona.blogspot.com/feeds/3578866894792289398/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2010/11/progenie-di-ribes-uva-crispa.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/3578866894792289398'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/3578866894792289398'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2010/11/progenie-di-ribes-uva-crispa.html' title='Progenie di Ribes uva-crispa.'/><author><name>enrico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02046389833972541915</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_UYbQdY7LKl8/SmO0_iFmnEI/AAAAAAAAABc/4SwNPYeL7oI/S220/Enrico+in+vivaio.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-260774386433283939.post-7519851060868602430</id><published>2010-11-27T13:14:00.000-08:00</published><updated>2010-11-27T13:40:21.991-08:00</updated><title type='text'>Scarsa considerazione.</title><content type='html'>Tutto ciò che ci viene in mente riguardo all'interesse della gente comune per la nostra attività di vivaisti al servizio delle piante, o se preferite della natura è: scarsa considerazione.&lt;br /&gt;Potrei dire "pazienza", ma non posso permettermi di avere pazienza, e la gente comune non può permettersi di avere scarsa considerazione per la sorte dei nostri ecosistemi e quindi dell'intero pianeta; il mondo scientifico non ci dà scampo: se non modificherà il proprio comportamento la gente comune porterà il genere umano ad una misero ed inglorioso epilogo; ma quello che mi secca di più è che anche quelli fuori dal comune non avranno sorte diversa, e qualcun'altro deciderà per loro e contro la loro volontà.&lt;br /&gt;Eppure ci vorrebbe veramente poco per cambiare: semplicemente riconoscere che prima di tutto noi stessi siamo parte attiva all'interno degli ecosistemi e fuori da questi ci trasformiamo inevitabilmente in astrazioni. Cambiare non significa rassegnarsi, ma solo adeguarsi in modo ragionevole!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/260774386433283939-7519851060868602430?l=florautoctona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://florautoctona.blogspot.com/feeds/7519851060868602430/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2010/11/scarsa-considerazione.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/7519851060868602430'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/7519851060868602430'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2010/11/scarsa-considerazione.html' title='Scarsa considerazione.'/><author><name>enrico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02046389833972541915</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_UYbQdY7LKl8/SmO0_iFmnEI/AAAAAAAAABc/4SwNPYeL7oI/S220/Enrico+in+vivaio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-260774386433283939.post-388336862150498054</id><published>2010-04-17T08:54:00.000-07:00</published><updated>2010-04-17T09:52:43.545-07:00</updated><title type='text'>Consociazione in contenitore.</title><content type='html'>In passato avevamo notato casualmente che talvolta due piante di diverse specie cresciute nel medesimo vaso parevano giovarsi l'una dell'altra e alla fine risultavano più sviluppate di quelle poste singolarmente e regolarmente nei loro contenitori.&lt;br /&gt;Se è vero, e a nostro parere lo è, che sbagliando s'impara, noi abbiamo tratto questa conclusione dalla pessima abitudine (che tra l'altro non abbiamo ancora persa) di riutilizzare substrati esausti, dentro i quali oltre a una miriade di semi di infestanti (nonchè altri accidenti), si trovano spesso semi dormienti di coltivazioni malriuscite della stagione precedente; furono in particolare i semi delle Leguminose che coltivavamo a farci notare questo fatto, in particolare quelli del maggiociondolo (Laburnum anagyroides). Noi seminiamo il maggiociondolo in marzo dopo averlo bagnato per 24 ore, e teniamo il seminato in ambiente riparato dal freddo e dalle precipitazioni eccessive; il seme del maggiociondolo, conservato in ambiente asciutto in normali sacchetti aereati, mantiene la sua germinabilità per diversi anni, ma non solo: col trascorrere degli anni germina più regolarmente, e la percentuale di semi che rimangono dormienti cala; quindi è meglio mettere seme di 2, 3, 4 anni piuttosto che seme fresco dell'anno. Questo però l'abbiamo imparato con gli anni, ma precedentemente ci capitava di riutilizzare substrati con semi di maggiociondolo dormiente per altre semine o rinvasi o trapianti: ed ecco che li i semi dispettosi nascevano e crescevano rigogliosi dando le piante più belle.&lt;br /&gt;L'idea ci è venuta di conseguenza: visto che la destinazione delle nostre piante è quella dei ripristini e rimboschimenti, perchè non consociare ad alcune specie sia arboree che arbustive una leguminosa compatibile? O anche a specie di altre famiglie botaniche come Buxacee, Caprifoliacee, Celastracee, Oleacee.&lt;br /&gt;Abbiamo così deciso di provare alcuni abbinamenti suggeriti da consociazioni frequenti in natura: Acer opulifolium e Ostrya carpinifolia con Coronilla emerus, Cytisus sessilifolius o Laburnum anagyroides; Rosacee varie con Leguminose varie; anche Leguminose varie tra di loro, e così via.&lt;br /&gt;I risultati non sono sempre soddisfacenti, ma siamo solo ai primi due anni di prove.&lt;br /&gt;Bisognerà poi attendere altri anni per vedere come si comporteranno questi abbinamenti una volta posti a dimora, ma noi siamo più che fiduciosi sul fatto che i risultati saranno buoni.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/260774386433283939-388336862150498054?l=florautoctona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://florautoctona.blogspot.com/feeds/388336862150498054/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2010/04/consociazione-in-contenitore.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/388336862150498054'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/388336862150498054'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2010/04/consociazione-in-contenitore.html' title='Consociazione in contenitore.'/><author><name>enrico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02046389833972541915</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_UYbQdY7LKl8/SmO0_iFmnEI/AAAAAAAAABc/4SwNPYeL7oI/S220/Enrico+in+vivaio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-260774386433283939.post-5366993244342406451</id><published>2009-12-05T07:21:00.000-08:00</published><updated>2009-12-05T07:34:44.133-08:00</updated><title type='text'>Progenie di Quercus pseudosuber cerca dimora !!!</title><content type='html'>Nel nostro vivaio abbiamo un elevato numero di cerrosughere di 2 e 3 anni in vasi 7x7x18 cm e 9x9x20 cm che difficilmente troveranno sistemazione; lanciamo un appello rivolto ad appassionati per trovare loro un posto dove affondare le radici; ricordiamo che la Quercus x pseudosuber è un ibrido naturale, e che riprodotto tramite seme da una progenie alquanto eterogenea che varia dal cerro alla sughera senza essere mai esattamente l'uno o l'altra.&lt;br /&gt;Se interessati contattateci al nostro indirizzo email.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/260774386433283939-5366993244342406451?l=florautoctona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://florautoctona.blogspot.com/feeds/5366993244342406451/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2009/12/progenie-di-quercus-pseudosuber-cerca.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/5366993244342406451'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/5366993244342406451'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2009/12/progenie-di-quercus-pseudosuber-cerca.html' title='Progenie di Quercus pseudosuber cerca dimora !!!'/><author><name>enrico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02046389833972541915</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_UYbQdY7LKl8/SmO0_iFmnEI/AAAAAAAAABc/4SwNPYeL7oI/S220/Enrico+in+vivaio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-260774386433283939.post-4068067763397146478</id><published>2009-08-12T14:20:00.000-07:00</published><updated>2009-08-12T15:18:30.532-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_UYbQdY7LKl8/SoMyVd7Lc7I/AAAAAAAAACA/fleDw6kLLqY/s1600-h/OZIORRINCO.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 293px; height: 238px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_UYbQdY7LKl8/SoMyVd7Lc7I/AAAAAAAAACA/fleDw6kLLqY/s320/OZIORRINCO.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5369190525147247538" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Parassita per natura&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ecco uno dei più temuti ospiti in vivaio: Otiorrhynchus cribricollis. In realtà ne esistono diverse specie, noi crediamo di aver individuato questa in vivaio. E' un insetto curculionide autoctono fortunatamente non alato (!). Gli adulti si cibano lentamente, ma inesorabilmente di foglie e le larve completano l'opera nutrendosi delle radici. La presenza dell'oziorrinco si palesa da giugno in avanti, attraverso le particolari mangiature a mezzaluna sulle foglie, mentre il danno maggiore lo portano a termine le larve:&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_UYbQdY7LKl8/SoM-qJvwyTI/AAAAAAAAACQ/0tG9CxZ33w4/s1600-h/oziorrinco1.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 76px; height: 165px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_UYbQdY7LKl8/SoM-qJvwyTI/AAAAAAAAACQ/0tG9CxZ33w4/s320/oziorrinco1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5369204074647439666" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;queste formidabili mangiatrici di radici sono in grado di spolpare una piantina in vaso, partendo dalle radicole più sottili fino ad intaccare la corteccia del colletto, dall'autunno alla primavera successiva. Opportunista, adattabile alle diverse specie vegetali, resistente alle avversità climatiche, ha tutti i requisiti del perfetto parassita. Alcuni prediligono l'ulivo, in genere adorano le rosacee, apprezzano noci, querce, ontani, ma schivano il bosso e non amano le leguminose arbustive. Tra i meno attaccati anche corniolo e borsolo (Staphylea pinnata). Noi pratichiamo la lotta biologica con l'uso di nematodi entomopatogeni che a loro volta parassitano le larve, uccidendole e sono in grado di riprodursi sulla larva morta. Mostruosamente vero!&lt;br /&gt;Nadia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/260774386433283939-4068067763397146478?l=florautoctona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://florautoctona.blogspot.com/feeds/4068067763397146478/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2009/08/parassita-per-natura-ecco-uno-dei-piu.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/4068067763397146478'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/4068067763397146478'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2009/08/parassita-per-natura-ecco-uno-dei-piu.html' title=''/><author><name>enrico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02046389833972541915</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_UYbQdY7LKl8/SmO0_iFmnEI/AAAAAAAAABc/4SwNPYeL7oI/S220/Enrico+in+vivaio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_UYbQdY7LKl8/SoMyVd7Lc7I/AAAAAAAAACA/fleDw6kLLqY/s72-c/OZIORRINCO.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-260774386433283939.post-1575130564144853688</id><published>2009-07-28T14:48:00.000-07:00</published><updated>2009-07-28T15:18:10.077-07:00</updated><title type='text'>La raccolta di semi forestali</title><content type='html'>Incalza l'epoca della raccolta, voglio perciò condividere alcune riflessioni.&lt;br /&gt;La salvaguardia delle biodiversità si ottiene, oltre che con la protezione dell’ambiente nel quale le piante vivono, anche attraverso l’attività di individuazione, selezione e controllo del materiale di propagazione forestale che porta, alla fine, a produrre il materiale vivaistico che verrà diffuso sul territorio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sintesi della tutela ex situ della biodiversità forestale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La necessità di fissare delle prescrizioni nell’impiego dei materiali forestali di propagazione, sia di produzione interna che di importazione, indusse diversi paesi, soprattutto quelli ove sono molto accentuate le variazioni di clima e di suolo, ad adottare provvedimenti legislativi per disciplinare la produzione ed il commercio delle sementi forestali e ad istituire speciali organismi di controllo.&lt;br /&gt;In Europa la prima legge sui semi si ebbe in Germania (1934), mentre in Italia, nel 1949, Pavari, su incarico della Direzione Generale per l’Economia Montana e per le Foreste, iniziò a scegliere i primi boschi di conifere da destinare alla raccolta del seme, ponendo così l’attenzione sulla selezione delle provenienze.&lt;br /&gt;Nel 1961 venne pubblicato il Libro Nazionale Boschi da Seme (L.N.B.S.) e contemporaneamente emanata una circolare ministeriale che vietava nei rimboschimenti sovvenzionati dallo Stato l’uso di sementi non provenienti dai boschi da seme, ritenuti  pregevoli in base alle loro caratteristiche selvicolturali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1973 venne promulgata la prima legge generale (L. 22.05.1973 n. 269), relativa alla produzione ed al commercio delle sementi e piante da rimboschimento.&lt;br /&gt;Rilevanti novità vengono introdotte dal DL 18 maggio 2001, n. 227 “Orientamento e modernizzazione del settore forestale, a norma dell'articolo 7 della legge 5 marzo 2001, n. 57” . In particolare l’art. 9 prevede che le regioni istituiscano il libro dei boschi da seme per il territorio di propria competenza, in cui sono iscritti i boschi, gli arboreti, gli alberi e le piantagioni di alberi da seme per la produzione di materiale forestale di moltiplicazione. Le regioni inviano al Ministero delle politiche agricole e forestali i dati degli elenchi suddetti al fine di costituire il Registro nazionale del materiale forestale di moltiplicazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’articolo 10 individua le strutture statali per la conservazione della biodiversità forestale e riconosce gli stabilimenti CFS per le sementi forestali di Pieve S. Stefano e Peri come Centri nazionali per lo studio e la conservazione della biodiversità forestale.&lt;br /&gt;L’intera normativa, con il Decreto Legislativo 10 novembre 2003, n. 386 recante "Attuazione della direttiva 1999/105/CE relativa alla commercializzazione dei materiali forestali di moltiplicazione" che abroga la legge 269/1973, viene adeguata alla legislazione comunitaria. Le regioni sono tenute, entro il 2009, a recepire la normativa nazionale: la regione Emilia-Romagna lo fa con la &lt;a href="http://www.ermesambiente.it/wcm/foreste/sezioni_laterali/attivita/boschiseme_vivai/pagine_boschi_vivai/Boschi_seme.htm"&gt;LR 6 Luglio 2007&lt;/a&gt;, n° 10 e si dota di 191 nuove aree di raccolta e boschi da seme, definiti &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;materiali di base&lt;/span&gt;, che si aggiungono ai preesistenti 3.&lt;br /&gt;Solo il materiale forestale di moltiplicazione (semi, piantine,  parti di piante, cloni) proveniente dai materiali di base, può ottenere la certificazione di provenienza, necessaria per la commercializzazione e distribuzione in regione, nell’ambito delle attività di riforestazione e impianto, con l’esclusione dell’arboricoltura da frutto. Le specie di legge sono 39, tutte arboree: scelta che non soddisfa le esigenze degli interventi di recupero e ripristino ambientale, i quali richiedono l’impiego di materiale autoctono idoneo in larga misura di specie non ricomprese nella lista ufficiale.&lt;br /&gt;Dei 194 “boschi da seme” emiliano-romagnoli distribuiti  nelle 9 province, 37 sono nel parmense, 31 in territorio montano; il seme raccolto in queste aree alimenta parte della produzione di 2 vivai del parmense (il nostro e quello del Parco Reg. dei Boschi di Carrega) e rifornisce su richiesta, lo stabilimento forestale o Centro nazionale per lo studio e la conservazione della biodiversità forestale di Peri (VR); considerato che gli interventi forestali al di sotto dei 500 m. di quota sono pressochè inesistenti e non più previsti, solo una minima parte del materiale derivato dalle aree suddette viene impiegato nel territorio di provenienza;  le specie montane e rare sono necessariamente escluse; eppure il &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;paesaggio&lt;/span&gt; è un valore economico riconosciuto dalle politiche di sviluppo rurale e di  molto aiuto nelle iniziative di divulgazione ambientale, ma c’è una bella differenza tra le zone umide di quota, i lastroni a Pero corvino e Sorbo alpino della Rocca Pianaccia, le pietraie a Ribes e Rosa alpina, e “l’indifferenziato” del castagneto o la “monotonia” della faggeta, solo per citare due formazioni forestali su cui sono stati fatti molti investimenti grazie ai progetti finanziati dal PRSR (piano regionale di sviluppo rurale).&lt;br /&gt;Si può concludere che le finalità dichiarate della LR 10/2007 di “tutela e diffusione della biodiversità vegetale e del patrimonio genetico forestale …” non sono per ora perseguibili sul territorio montano, mentre la progressiva rarefazione di specie e ambienti ad elevato indice di naturalità è una realtà sempre più percepibile.&lt;br /&gt;Nadia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/260774386433283939-1575130564144853688?l=florautoctona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://florautoctona.blogspot.com/feeds/1575130564144853688/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2009/07/la-raccolta-di-semi-forestali.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/1575130564144853688'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/1575130564144853688'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2009/07/la-raccolta-di-semi-forestali.html' title='La raccolta di semi forestali'/><author><name>enrico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02046389833972541915</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_UYbQdY7LKl8/SmO0_iFmnEI/AAAAAAAAABc/4SwNPYeL7oI/S220/Enrico+in+vivaio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-260774386433283939.post-2491551733377025136</id><published>2009-06-29T12:51:00.000-07:00</published><updated>2009-06-29T13:39:28.380-07:00</updated><title type='text'>Nutrimento delle piante.</title><content type='html'>Attualmente è molto in voga l'abuso di concimi di sintesi anche nell'allevamento delle piante destinate a interventi di ripristino ambientale, piante che normalmente non vengono più controllate dopo la messa a dimora.&lt;br /&gt;Sono profondamente convinto che una pianta allevata in vivaio con l'utilizzo di concimi di sintesi, sia viziata e incapace di convertirsi alla disponibilità di nutrimento naturale presente nel luogo di destinazione; a supporto di questa affermazione posso portare soltanto l'evidenza dell'inadeguatezza che queste piante mostrano nella loro struttura dopo la coltivazione in vivaio: apparato radicale debole con poche radicole erbacee che scompaiono quasi durante i mesi freddi, parte aerea "filata", ossia molto sviluppata in altezza ma poco in diametro del fusto, al punto che spesso queste giovani piante non si autosostengono piegandosi per il loro stesso peso o ondeggiando al vento; fogliame in vivaio molto rigoglioso e internodi lunghi denotano una concimazione azotata spinta, che per alcune specie può portare a problemi fitosanitari dopo la messa a dimora.&lt;br /&gt;Nel nostro vivaio quindi abbiamo deciso di ricorrere solo alle concimazioni organiche, che unite ad una irrigazione moderata portano i seguenti risultati: apparato radicale robusto e ricco di radicole erbacee, parte aerea rigida, con colletto ben sviluppato, internodi brevi e gemme ben sviluppate.&lt;br /&gt;Giovani piante così ben equilibrate hanno un facile attecchimento in tutte le situazioni, sempre che la messa a dimora venga effettuata nei modi e nei tempi giusti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/260774386433283939-2491551733377025136?l=florautoctona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://florautoctona.blogspot.com/feeds/2491551733377025136/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2009/06/nutrimento-delle-piante.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/2491551733377025136'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/2491551733377025136'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2009/06/nutrimento-delle-piante.html' title='Nutrimento delle piante.'/><author><name>enrico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02046389833972541915</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_UYbQdY7LKl8/SmO0_iFmnEI/AAAAAAAAABc/4SwNPYeL7oI/S220/Enrico+in+vivaio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-260774386433283939.post-9168018575425442279</id><published>2009-06-24T03:57:00.000-07:00</published><updated>2009-06-29T12:50:41.344-07:00</updated><title type='text'>L'adattabilità delle piante.</title><content type='html'>Negli ambienti naturali le varie specie entrano continuamente in competizione tra di loro, in particolare le specie arboree con quelle arboree, quelle erbacee con quelle erbacee e cosi via; esistono poi specie che si consorziano con altre, o che traggono vantaggio dalla loro ombra e, ovviamente al contrario, specie che non sopportano altre e in particolare la loro ombra; si tratta di interazioni molto complesse e suscettibili di infinite variazioni, che però alla fine conducono ad una conclusione: tutte le specie sono molto adattabili e lottano per sopravvivere anche in condizioni lontane da quelle delle loro stazioni naturali, però soccombono alla lunga nei confronti delle specie che formano la vegetazione naturale del posto dove vengono messe a dimora.&lt;br /&gt;E' importante quindi, in qualsiasi intervento, scegliere le specie tra quelle che possono adattarsi molto bene al posto prescelto, in modo da ridurre al minimo i problemi di crescita e fitosanitari, prendendo in considerazione una lista il più possibile ampia, ma senza cedere alla tentazione di scegliere le specie in base alla loro bellezza, simpatia o, nel caso delle varietà ornamentali, della loro presunta commerciabilità modaiola.&lt;br /&gt;Riepilogando brevemente, l'adattabilità deve essere stabilita nei riguardi del terreno, della disponibilità idrica, dell'esposizione, della quota altimetrica e della presenza/assenza di altra vegetazione; la prova della riuscita dell'adattamento di una specie introdotta in un determinato posto, è data dalla constatazione che questa sviluppandosi è in grado di riprodursi bene per via sessuale, senza ulteriori interventi antropici.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/260774386433283939-9168018575425442279?l=florautoctona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://florautoctona.blogspot.com/feeds/9168018575425442279/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2009/06/ladattabilita-delle-piante.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/9168018575425442279'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/9168018575425442279'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2009/06/ladattabilita-delle-piante.html' title='L&apos;adattabilità delle piante.'/><author><name>enrico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02046389833972541915</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_UYbQdY7LKl8/SmO0_iFmnEI/AAAAAAAAABc/4SwNPYeL7oI/S220/Enrico+in+vivaio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-260774386433283939.post-4686541112362941930</id><published>2009-05-29T12:32:00.000-07:00</published><updated>2009-05-29T13:10:22.373-07:00</updated><title type='text'>La logica consumistica nel vivaismo.</title><content type='html'>Tornando sull'argomento del precedente post, riprendo dal punto in cui ho scritto che non possiamo legare la produzione di determinate specie al raggiungimento di determinate misure tali da consentirne la commerciabilità senza che nessuno abbia timore di aver acquistato piante deboli o malate. All'inizio della nostra attività ci siamo posti delle regole semplici e precise, tratte da considerazioni più che scontate su come si riproducono le varie specie in natura; abbiamo considerato che tutte  queste si riproducono per seme e solo poche si riproducono anche per via vegetativa in determinate situazioni; abbiamo considerato che ad ogni stagione è possibile raccogliere seme di parte di queste, e che in un ragionevole numero di stagioni si arriva a  raccogliere tutte le specie poichè molte fruttificano irregolarmente; abbiamo considerato che le piante nate e cresciute spontaneamente in assenza dell'intervento umano costituiscono spesso un termine di paragone difficile da eguagliare nella coltivazione; abbiamo quindi  desunto da tali considerazioni che è inutile andare contro natura cercando scorciatoie per produrre piante robuste in tempi ridotti, ma che è necessario assecondare tutte quante le condizioni che si verificano in natura col susseguirsi delle stagioni.&lt;br /&gt;In tal modo stiamo mettendo a punto un sistema di coltivazione che non può dare risultati vistosi in tempi brevi, ma che dà risultati normali in tempi naturali.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/260774386433283939-4686541112362941930?l=florautoctona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://florautoctona.blogspot.com/feeds/4686541112362941930/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2009/05/la-logica-consumistica-nel-vivaismo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/4686541112362941930'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/4686541112362941930'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2009/05/la-logica-consumistica-nel-vivaismo.html' title='La logica consumistica nel vivaismo.'/><author><name>enrico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02046389833972541915</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_UYbQdY7LKl8/SmO0_iFmnEI/AAAAAAAAABc/4SwNPYeL7oI/S220/Enrico+in+vivaio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-260774386433283939.post-1646055709353741916</id><published>2009-05-22T12:33:00.000-07:00</published><updated>2009-05-22T13:20:29.590-07:00</updated><title type='text'>Specie rare e sconosciute= specie poco vendute.</title><content type='html'>Dopo una dozzina d'anni d'esperienza, spesso mi chiedo cos'è che spinge gli acquirenti a scegliere una specie piuttosto di un'altra; ho notato che in molti non si lasciano convincere dal venditore nell'effettuare la scelta, soprattutto se questo sta cercando di proporre loro una specie rara; normalmente le specie rare sono sconosciute alla maggioranza delle persone le quali mostrano diffidenza nei loro confronti; è molto più facile che questi scelgano tra le piante ornamentali che vanno per la maggiore, esprimendo così una loro necessità d'identificarsi in una determinata fascia di presunto benessere, piuttosto che scegliere una specie che nessuno conosce e che potrebbe indurre una sensazione di emarginazione e disagio.&lt;br /&gt;Ho notato anche che molti hanno assoluto bisogno di acquistare piante che giustifichino pienamente l'esborso della cifra richiesta: normalmente i parametri osservati per soddisfare quest'esigenza sono le dimensioni della pianta e la vistosità dello stato vegetativo di questa spesso considerati, e non sempre a ragione, come garanzia di ottima salute.&lt;br /&gt;Diventa particolarmente difficile quindi proporre tutte quelle specie a crescita lenta, poco appariscenti o che manifestano le loro carattaristiche ornamentali in periodi diversi da quelli ideali per la messa a dimora, o dopo parecchi anni dalla messa a dimora: la logica consumistica impone che per poter essere venduto un prodotto debba raggiungere determinati standard che siano indiscutibilmente tangibili al momento della vendita, poco importa sapere come questi standard siano stati raggiunti.&lt;br /&gt;Noi siamo costretti a sovvertire questa logica.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/260774386433283939-1646055709353741916?l=florautoctona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://florautoctona.blogspot.com/feeds/1646055709353741916/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2009/05/specie-rare-e-sconosciute-specie-poco.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/1646055709353741916'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/1646055709353741916'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2009/05/specie-rare-e-sconosciute-specie-poco.html' title='Specie rare e sconosciute= specie poco vendute.'/><author><name>enrico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02046389833972541915</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_UYbQdY7LKl8/SmO0_iFmnEI/AAAAAAAAABc/4SwNPYeL7oI/S220/Enrico+in+vivaio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-260774386433283939.post-8335571922566741852</id><published>2009-05-07T10:20:00.000-07:00</published><updated>2009-05-07T10:44:35.318-07:00</updated><title type='text'>Che fine fanno le piante invendute?</title><content type='html'>La coltivazione di semenzali di specie forestali, arbustive e arboree, in contenitore è una forzatura e una condizione anomala per le piante, le quali possono sopportarla per 1 massimo 2 stagioni, dopodichè si rende necessario ricoltivarle in contenitori più grandi.&lt;br /&gt;La ricoltivazione è fattibile solo se la specie è difficilmente reperibile come seme e adatta a sopportare l'ulteriore condizionamento del contenitore; se la specie è facilmente reperibile come seme ad ogni stagione e si stressa notevolmente rimanendo in vaso non conviene anche economicamente trasferirla in un contenitore più grande e dopo due anni le piante vengono gettate nei cumuli di compostaggio: un vero peccato!&lt;br /&gt;Ogni anno un gran numero di piante fa questa fine, eppure spazi per metterle a dimora ce ne sarebbero col solo imbarazzo della scelta.&lt;br /&gt;Per cercare di trovare posto alle piante invendute, metteremo appositi annunci su questo blog, quindi chi potesse essere interessato stia all'erta!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/260774386433283939-8335571922566741852?l=florautoctona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://florautoctona.blogspot.com/feeds/8335571922566741852/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2009/05/che-fine-fanno-le-piante-invendute.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/8335571922566741852'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/8335571922566741852'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2009/05/che-fine-fanno-le-piante-invendute.html' title='Che fine fanno le piante invendute?'/><author><name>enrico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02046389833972541915</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_UYbQdY7LKl8/SmO0_iFmnEI/AAAAAAAAABc/4SwNPYeL7oI/S220/Enrico+in+vivaio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-260774386433283939.post-6421516311603548470</id><published>2009-04-27T03:19:00.000-07:00</published><updated>2009-04-27T03:46:50.275-07:00</updated><title type='text'>Tempistica delle operazioni.</title><content type='html'>Ultimate le operazioni di raccolta dei frutti di tutte le specie che ci interessano,  dalla fine dell'autunno  all'inizio dell'inverno abbiamo svolto le operazioni di pulitura e selezione del seme di ognuna di esse; subito dopo abbiamo iniziato a seminare o stratificare le quantità di seme ottenute, tenendo da parte i semi delle leguminose che abbiamo seminato per ultimi tra marzo ed aprile.&lt;br /&gt;Ad aprile quello che è seminato è seminato, quello che eventualmente rimane si conserva per l'anno successivo in due modi: stratificato se si tratta di specie dormiente, in luogo asciutto e fresco nonchè protetto dai roditori se si tratta di specie non dormienti.&lt;br /&gt;Ad aprile quando anche le ultime possibilità di gelo sono scongiurate, si passa al trapianto e al rinvaso di tutto ciò che era stato seminato e trapiantato la stagione precedente e ancora si trova in vivaio, sopravvissuto o invenduto.&lt;br /&gt;Tutti e tre i mesi primaverili li impiegheremo a trapiantare e rinvasare fino a chè la calura estiva ci costringerà a fermarci; quest'anno facciamo la semina diretta di una sola specie che è il cerro; le altre Fagacee nel 2008 non hanno prodotto seme valido, e le altre specie a seme grosso con le quali si procede per semina diretta, pure. In vivaio quindi disporremo solo delle rimanenze dell'anno precedente, le quali considerando la scarsissima richiesta di specie strettamente forestali, verosimilmente rimarranno invendute.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/260774386433283939-6421516311603548470?l=florautoctona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://florautoctona.blogspot.com/feeds/6421516311603548470/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2009/04/tempistica-delle-operazioni.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/6421516311603548470'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/6421516311603548470'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2009/04/tempistica-delle-operazioni.html' title='Tempistica delle operazioni.'/><author><name>enrico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02046389833972541915</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_UYbQdY7LKl8/SmO0_iFmnEI/AAAAAAAAABc/4SwNPYeL7oI/S220/Enrico+in+vivaio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-260774386433283939.post-3698427337590444286</id><published>2009-04-22T04:49:00.000-07:00</published><updated>2009-04-22T04:55:42.663-07:00</updated><title type='text'>Cosa facciamo in vivaio?</title><content type='html'>E'la domanda più ovvia e frequente che ci viene rivolta; su questo blog io e Nadia vi terremo aggiornati su quello che stiamo facendo per le piante in vivaio, vi comunicheremo le nostre proposte, e qualche volta anche i nostri timori.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/260774386433283939-3698427337590444286?l=florautoctona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://florautoctona.blogspot.com/feeds/3698427337590444286/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2009/04/cosa-facciamo-in-vivaio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/3698427337590444286'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/3698427337590444286'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2009/04/cosa-facciamo-in-vivaio.html' title='Cosa facciamo in vivaio?'/><author><name>enrico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02046389833972541915</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_UYbQdY7LKl8/SmO0_iFmnEI/AAAAAAAAABc/4SwNPYeL7oI/S220/Enrico+in+vivaio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-260774386433283939.post-6563568527576733650</id><published>2009-04-21T10:16:00.000-07:00</published><updated>2009-04-21T10:21:57.774-07:00</updated><title type='text'>Undici anni in vivaio.</title><content type='html'>Per noi il 2009 è l'undicesimo anno di lavoro in vivaio; l'inizio di questo blog cade nel periodo di lavoro più intenso, quello primaverile.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/260774386433283939-6563568527576733650?l=florautoctona.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://florautoctona.blogspot.com/feeds/6563568527576733650/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2009/04/undici-anni-in-vivaio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/6563568527576733650'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/260774386433283939/posts/default/6563568527576733650'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://florautoctona.blogspot.com/2009/04/undici-anni-in-vivaio.html' title='Undici anni in vivaio.'/><author><name>enrico</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02046389833972541915</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_UYbQdY7LKl8/SmO0_iFmnEI/AAAAAAAAABc/4SwNPYeL7oI/S220/Enrico+in+vivaio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
